Fondo Automotive 2026-2030 – Nuove misure di sostegno per la filiera e conferma degli incentivi GPL/metano
29-07-2026
Il piano 2026-2030 vale circa 1,34 miliardi per sei linee di intervento. La quota maggiore va alle imprese della filiera, affiancata da aiuti per wallbox, veicoli commerciali e noleggio sociale.
Il Dpcm 10 giugno 2026 del Mimit prevede il sostegno alla filiera industriale, alla componentistica e ad alcune misure mirate per la mobilità a basse emissioni, modulando le risorse del Fondo Automotive istituito dall’articolo 22 del decreto-legge 17/2022 per il periodo 2026-2030, includendo anche i residui non utilizzati del 2025.
Il provvedimento mobilita circa 1,34 miliardi di euro e individua sei destinazioni di spesa:
- incentivi agli investimenti delle imprese della filiera automotive;
- contributi per veicoli commerciali nuovi a basse emissioni;
- contributi per veicoli delle categorie L (ciclomotori, motocicli e quadricicli elettrici o ibridi);
- incentivi per installare impianti Gpl e metano su auto già circolanti;
- contributi per le infrastrutture di ricarica domestiche;
- programma sperimentale di noleggio a lungo termine sociale.
Alla filiera automotive vanno circa 931 milioni di euro, quasi il 70% delle risorse complessive, attraverso due strumenti.
Il primo è quello degli “accordi per l’innovazione”, a cui sono destinati 133,7 milioni per il 2026, 244,6 milioni per il 2027, 84 milioni per il 2028, 74 milioni per il 2029 e 94,74 milioni per il 2030. Il secondo è quello dei “mini contratti di sviluppo”, con 100 milioni di residui 2025 e ulteriori stanziamenti tra 2027 e 2030, per un totale di 300 milioni.
I progetti finanziabili dovranno riguardare sviluppo, ingegnerizzazione, testing e produzione di nuovi veicoli, sistemi di alimentazione e propulsione più efficienti, componenti e tecnologie per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura.
Veicoli commerciali, categorie L e retrofit a gas
Il secondo capitolo riguarda i veicoli commerciali nuovi a basse emissioni. La misura è destinata alle piccole e medie imprese che svolgono attività di trasporto di cose in conto proprio o conto terzi e acquistano, anche in leasing, veicoli N1 e N2 nuovi immatricolati in Italia.
Il contributo varia in base alla massa del mezzo e all’alimentazione: per i veicoli elettrici a batteria e a idrogeno può arrivare fino a 20mila euro con rottamazione, mentre per le alimentazioni tradizionali l’incentivo è subordinato alla rottamazione di un veicolo della stessa categoria fino a Euro 4. La dotazione è di 180 milioni, con una quota del 40% riservata ai mezzi a zero emissioni.
Per le categorie L, cioè ciclomotori, motocicli e quadricicli, il Dpcm prevede dal 1° gennaio 2027 al 31 marzo 2030 un contributo pari al 20% del prezzo di acquisto, fino a 2.000 €, per veicoli elettrici o ibridi nuovi. L’incentivo sale al 30%, fino a 3.000 €, se viene rottamato un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3. La dotazione è di 25 milioni l’anno dal 2027 al 2029 e 15 milioni nel 2030.
Più contenuta, ma politicamente significativa, è la misura per il retrofit a gas. Per le auto M1 (trasporto persone) già circolanti, omologate in classe non inferiore a Euro 3, sono previsti 400 € per l’installazione di un impianto Gpl e 800 € per un impianto a metano. Il contributo è riconosciuto a persone fisiche e giuridiche, con esclusione delle società che commerciano autoveicoli M1, ed è applicato come sconto sul prezzo dell’impianto e dell’installazione. La dotazione complessiva è di 20 milioni tra il 2026 e il 2030.
Colonnine domestiche e noleggio sociale
La parte rilevante per la mobilità elettrica riguarda le colonnine domestiche. Fino al 31 marzo 2030, il contributo copre l’80% del prezzo di acquisto e posa in opera delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, con un tetto di 1.500 € per le persone fisiche. Il limite sale a 8.000 € per le installazioni sulle parti comuni degli edifici condominiali.
Le risorse ammontano a 68 milioni: 10 milioni di residui 2025, 5 milioni per il 2026, 15 milioni l’anno dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030. Anche in questo caso serviranno provvedimenti attuativi del Mimit per definire modalità operative, tempi e accesso alla misura.
L’ultima voce è il noleggio sociale a lungo termine, introdotto in via sperimentale e affidato alla gestione dell’Aci.
La misura è destinata alle persone fisiche con Isee inferiore a 30mila euro e riguarda auto M1 nuove, immatricolate in Italia, almeno Euro 6 e con emissioni fino a 135 grammi di CO2 per chilometro. Il contratto di noleggio dovrà durare almeno 36 mesi e il beneficiario dovrà rottamare un’auto M1 fino a Euro 4, intestata a lui o a un familiare convivente da almeno 12 mesi.
Il programma ha una dotazione di 50 milioni di euro disponibili in conto residui 2025, a cui si aggiungono fino a 3,66 milioni per gli oneri di gestione tra 2027 e 2030. Alla scadenza del contratto, l’auto potrà essere ceduta in via preferenziale allo stesso utente con uno sconto di almeno il 10% rispetto alle quotazioni medie di mercato.
In alternativa potrà essere ceduta al costruttore aggiudicatario tramite buy back o venduta ad altri soggetti. Gli introiti delle vendite saranno usati da Aci per acquistare nuove auto da destinare al programma o per coprire gli oneri di gestione, contribuendo anche a contenere il canone pagato dai beneficiari.
Per la gestione operativa dei contributi relativi a veicoli commerciali, categorie L, retrofit Gpl/metano e colonnine domestiche, il ministero si avvarrà di Invitalia, che curerà anche il sistema informatico, il monitoraggio e i controlli. Il noleggio sociale seguirà invece un canale dedicato tramite Aci e richiederà un decreto ministeriale per definire le modalità operative.
Cordiali saluti.
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